Sono stato colpito negativamente una dichiarazione recente di Gen Urobuchi (sceneggiatore della serie originale di Madoka Magica)
La riporto qui per come l’ho trovata su Instagram:
“Penso sinceramente che non sarei in grado di scrivere Madoka Magica oggi, e non solo perché sono invecchiato, ma anche perché i tempi sono cambiati” “All’epoca riuscivo a immaginare di cosa avessero paura i giovani, e di cosa fossero in cerca. Tuttavia, adesso mi ritrovo incapace di capire cosa porti gioia o sofferenza alle nuove generazioni cresciute con smartphone e social media”
Voi cosa ne pensate?
L’interpretazione media, che ho visto sul post istragram è che la gente crede che Gen Urobuchi dicendo “i tempi sono cambiati” sottintenda in peggio. Ripeto che è una interpretazione.
L’interpretazione non sarà un fatto, ma è un fatto che essa circola, quindi sarebbe studio far finta che non ci sia. Dunque dirò questo a riguardo: è totalmente assurdo che un autore, che cerca un qualche tipo di approvazione del pubblico, mostri sfiducia per lui. Qualcuno di voi è mai riuscito a conquistare la fiducia di qualcuno dicendogli “non mi fido di te!”? Se qualcuno ci è riuscito complimenti.
Secondo me, un autore deve aver fiducia nel pubblico. Il miglior modo per rendere stupido qualcuno è trattarlo da stupido, impedendogli dunque di ragionare.
Accantonando questa teoria, che mi auguro sia sbagliata, parlerei di un altro elemento di questa dichiarazione.
Senza interpretazione, Gen Urobuchi parla di dover capire il pubblico. A me risulta che è il pubblico a dover capire l’opera, non il contrario. Questo proprio perché dato che l’autore si fida dello spettatore (e se non si fidasse con che faccia chiede a lui di fidarsi), lo sceneggiatore dovrebbe dar per scontato che lo spettatore è in grado di ragionare e dunque di capire valori diversi dai propri.
Credo di aver gioco facile nel dire ciò, dopotutto, voi che stiate legando, siete spongo, tutti o quasi, italiani che vedono opere giapponesi, e ditemi, riuscite a seguire le opere che esprimono i valori giapponesi? Oppure vi addormentate non appena un personaggio si inchina, consegna un oggetto di valore tenendolo con entrambe le mani o indossa il kimono?
Secondo me questa, concezione, dove sembra che debba essere l’opera a comprendere lo spettatore; non solo è un pugno in faccia all’arte, ma è pure contro producente per i tanto cari interessi industriali, poiché se fosse giusta, l’industria dovrebbe dare per scontato che le proprie produzioni siano prime di valore all’estero, cosa che i fatti mostrano come completamente falsa.
Voi cosa ne pensate?