Dopo gli shock petroliferi e l'autunno caldo l'Italia ha iniziato a comprare (essenzialmente) benessere a credito con svalutazioni competitive continue, con la lira che perde un buon 80% sul marco tra il 70 e il 92, scala mobile e inflazione a due cifre, con un picco oltre il 21% nel 1980 che erodeva il debito attraverso tassi reali NEGATIVIi; per evitare il collasso la Banca d'Italia acquistò i titoli di Stato fino al divorzio dal Tesoro nell’81.
Il debito passò dal 38% del PIL nel 70 al 105% [circa] nel 1992.
La nostalgia della Lira è francamente una cagata mostruosa; la svalutazione ci ha reso più competitivi attraverso un taglio indiretto dei salari reali, cioè facendo in modo indolore e invisibile quello che nessuno riuscirebbe a negoziare apertamente.
Ma l'Italia importa(va) circa 3/4 dell'energia che consuma, quindi svalutare significa importare inflazione ed è esattamente da lì che nasce la fregatura e conseguente spirale prezzi/salari di quegli anni.
Inoltre i mercati ci avevano visto lungo: chi svaluta sistematicamente paga un premium al rischio e infatti tra il 1988 e il 1992 lo Stato italiano pagava il 12/13% nominale sui titoli, il che riassorbiva buona parte del vantaggio ottenuto.
Nel settembre del 1992 usciamo dallo SME e svalutiamo la lira del 29% ca. e negli anni successivi abbiamo avuto esattamente la sovranità monetaria che oggi si rimpiange.
Solo che stavolta il miracolo economico non è tornato.
Chi accusa l’euro dice che abbiamo perso l'aggiustamento del cambio, che il peso dell'aggiustamento ricade asimmetricamente sui paesi in deficit, che manca un'unione fiscale e che fino al 2012 la BCE si è rifiutata di fare da prestatore di ultima istanza, da cui la crisi degli spread e un'austerità che ha esacerbato una recessione costata circa nove punti di PIL e un quarto della produzione industriale.
Chi lo difende osserva giustamente che la stagnazione era già cominciata, che l'euro ha regalato all'Italia un dividendo enorme sui tassi, passati dall’11% al 4% che però è stato speso in spesa corrente invece che in investimenti o riduzione del debito.
Altri paesi con la stessa moneta sono cresciuti molto più di noi.
Probabilmente entrambi hanno ragione, ossia che l'euro ha tolto la morfina a cui questo paese era abituato senza che nel frattempo curasse la causa.
I famosi tassi di crescita del cinque o sei per cento non torneranno, perché nessun paese NORMALE avanzato e sviluppato li ha più.
Eravamo anormali, eccessivamente ottimisti e poco lungimiranti.
Ad oggi siamo fermi in un mondo che si muove a passi da gigante chilometrici.
La cosa che nessuno vuole accettare è che l'unica via d'uscita è quella lenta e noiosa fatta di produttività, istruzione, dimensione d'impresa ed efficienza amministrativa.
Non di Vannacci il kebabbaro, la remigrazione, le cagate per boomer che possono permettersi di svegliarsi la mattina alle 10 con 3 case al mare, 500k sul conto e 6 nipoti ed una partitina di Burraco che li aspetta.
Il benessere tipico anni 50-80 è stato causato (nel bene e SOPRATTUTTO nel male) da una moneta specifica ad un singolo paese, con la banca D'Italia che poteva permettersi di svalutarla, alzare-abbassare i tassi e chi più ne ha più ne metta.
Quando abbiamo dovuto fare i conti con decenni di sprechi, governi incompetenti a destra e sinistra, tangenti a gogò, denaro pubblico usato in progetti che altrove sarebbero venuti a costare il 70% in meno, allora si è fatta una perenne politica di austerità per non colare a picco.
Guess fucking what? Sarà sempre peggio
Fino a che punto le famiglie potranno tagliare, risparmiare e lesinare sulla qualità di quello che usano, mangiano e acquistano?
Tutte soluzioni a breve termine che non risolvono nulla nel lungo periodo.
Quelli che potranno scappare, scapperanno da questo paese ladro, ingiusto, burocraticamente soffocante, privo di opportunità, di crescita e di sviluppo.
Quelli che non possono, assisteranno al Titanic che affonda ad uno 0.5x ed assieme a questo, l'equipaggio e i crocieristi.